Ulivi secolari in un uliveto del Salento
Ulivi secolari in un uliveto del Salento. Foto: PROPOLI87 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Un paesaggio che è anche un mestiere

Nel Salento l'ulivo non è un elemento decorativo del panorama: è il panorama. Per secoli l'economia di questa terra si è retta sull'olio, e la forma stessa delle campagne — i filari irregolari, i muretti che separano i fondi, le vecchie masserie con il frantoio interrato — è il risultato di quel lavoro. Chi dorme dentro un uliveto, come accade nelle camere dell'agriturismo affacciate sugli alberi, lo capisce già dal primo mattino: la luce filtra diversa, e il vento negli ulivi fa un rumore riconoscibile.

Va detto con onestà che questo paesaggio negli ultimi anni è cambiato molto. Un batterio arrivato dall'estero ha colpito duramente gli uliveti del Salento e ha imposto reimpianti, scelte varietali nuove e un ripensamento profondo della olivicoltura locale. Il risultato è un territorio a macchie: campi che portano ancora i segni della malattia accanto a impianti giovani e a produzioni che sono ripartite. Sapere questo aiuta a leggere quello che vedete dal finestrino.

Le cultivar storiche

L'olio salentino tradizionale nasce da due varietà su tutte:

  • Cellina di Nardò, dalla drupa piccola e dall'albero longevo, molto diffusa storicamente nella provincia di Lecce.
  • Ogliarola, chiamata in zona ogliarola leccese o salentina, più delicata e spesso usata in blend con la precedente.

Accanto a queste, nei nuovi impianti si incontrano varietà scelte per la maggiore tolleranza alle avversità, che stanno progressivamente entrando anche nel profilo aromatico degli oli locali. Non è un tradimento della tradizione: è il modo in cui una filiera agricola sopravvive.

La denominazione Terra d'Otranto

Esiste una denominazione di origine protetta dedicata a questo territorio, Terra d'Otranto, che copre l'intera provincia di Lecce e alcune aree limitrofe. Il disciplinare stabilisce che l'olio sia ottenuto in prevalenza dalle due cultivar storiche e ne descrive il profilo atteso: colore verde o giallo con riflesso verde, sensazione di foglia all'olfatto, gusto fruttato con amaro medio e piccante leggero, acidità contenuta entro limiti stretti.

La denominazione è una garanzia utile, ma non è l'unica: esistono ottimi extravergini salentini che non la rivendicano, per scelta aziendale o per motivi burocratici. Il marchio è un indizio, non una sentenza.

Come si assaggia davvero

L'assaggio serio si fa in un bicchierino scuro, scaldandolo con la mano e coprendolo con l'altra per concentrare i profumi. Poi si annusa, si prende una piccola quantità in bocca e si aspira aria a labbra socchiuse per nebulizzare l'olio sul palato.

Quello che dovete cercare è semplice:

  • Fruttato: sentore di oliva fresca, erba tagliata, foglia, a volte pomodoro o carciofo.
  • Amaro: percepito ai lati della lingua. È un pregio, non un difetto.
  • Piccante: il pizzicore in gola, che spesso arriva qualche secondo dopo. Segnala la presenza dei composti fenolici, gli stessi a cui si devono le proprietà dell'extravergine.

I difetti, al contrario, hanno nomi precisi: il rancido di un olio vecchio o mal conservato, l'odore di vinaccia di olive fermentate, il sentore di morchia dei residui di decantazione. Un extravergine piatto, che non amareggia e non pizzica, non è necessariamente cattivo, ma di sicuro non è ricco.

Leggere l'etichetta senza farsi ingannare

  1. Categoria: deve dire olio extra vergine di oliva. Ogni altra dicitura indica un prodotto diverso.
  2. Origine: cercate l'indicazione dell'origine delle olive, non solo del luogo di imbottigliamento.
  3. Campagna di raccolta: l'annata è l'informazione più importante. L'olio non migliora invecchiando.
  4. Estrazione a freddo: indica temperature contenute in lavorazione, a tutela degli aromi.
  5. Contenitore: vetro scuro o latta. Le bottiglie trasparenti espongono l'olio alla luce.

Conservarlo bene una volta a casa

L'olio teme tre cose: luce, calore e aria. Tenetelo lontano dai fornelli e dalla finestra, chiudete bene la bottiglia dopo ogni uso e consumatelo entro pochi mesi dall'apertura. Se comprate una latta grande, travasatene una parte in una bottiglia piccola e lasciate il resto sigillato.

Il modo migliore per capire un olio resta comunque assaggiarlo dove nasce, magari su una fetta di pane e nient'altro. In molte aziende agricole del Salento — compresa quella dell'agriturismo, dove i prodotti si possono assaggiare e acquistare — questo passaggio fa parte della normale ospitalità, e vale più di qualsiasi guida.

I sapori del territorio, anche a colazione

In agriturismo la colazione è fatta con dolci di antiche ricette salentine e ingredienti biologici a chilometro zero, e il ristorante cucina con i prodotti della nostra azienda agricola.