Un paesaggio costruito a mano
Percorrendo le strade di campagna del basso Salento si attraversano chilometri di muretti a secco: linee di pietra chiara che dividono i fondi, seguono le curve del terreno, si interrompono su un cancello e riprendono dall'altra parte. Sembrano un elemento naturale, ma sono l'opera umana più estesa di questo territorio, e non c'è nulla di casuale nella loro posizione.
Sono nati per necessità. Il suolo qui è sottile e pieno di pietra affiorante: per poter coltivare bisognava liberare i campi, e la pietra tolta doveva finire da qualche parte. È diventata confine, riparo dal vento, terrazzamento. In altre parole, lo scarto del lavoro agricolo si è trasformato nell'infrastruttura del paesaggio.
Come si costruisce un muro senza malta
La tecnica si chiama a secco perché non prevede né malta né cemento: le pietre stanno insieme per gravità e per incastro, grazie alla scelta e alla disposizione di ciascun elemento. È un lavoro lento, che si impara guardando, e che richiede la capacità di riconoscere a colpo d'occhio quale pietra vada in quale punto.
- Alla base si mettono gli elementi più grossi, ben appoggiati sul terreno.
- Le facce esterne si costruiscono con le pietre più regolari, leggermente inclinate verso l'interno.
- Il cuore del muro si riempie con pietrame minuto che distribuisce i carichi.
- In sommità si dispone una fila di pietre verticali che chiude e protegge l'insieme.
Il risultato è una struttura elastica, che assorbe i movimenti del terreno senza fessurarsi, e permeabile, perché lascia passare l'acqua invece di trattenerla. Proprio questa permeabilità la rende più efficace di un muro in cemento contro l'erosione e il ruscellamento.
Le pajare
Dove la pietra era davvero tanta, non ci si fermava al muro. Nascono così le pajare, costruzioni a pianta circolare o quadrata coperte da una falsa cupola: gli anelli di pietra si restringono progressivamente verso l'alto, ciascuno sporgendo un poco sul precedente, fino a chiudersi con un'unica lastra. Anche qui, nessun legante.
A seconda della zona cambiano nome e forma — si sentono chiamare anche furnieddhi o con altri termini dialettali — ma la funzione è la stessa: un ricovero per gli attrezzi, un riparo dalla pioggia improvvisa, un posto dove passare la notte durante i lavori stagionali lontano dal paese. Alcune hanno una scala esterna che porta sul tetto, usato per stendere fichi e pomodori al sole.
A che cosa servivano davvero
Vale la pena elencare le funzioni, perché aiutano a capire che non si tratta di decorazione rurale:
- Smaltire la pietra ricavata dallo spietramento dei campi.
- Segnare i confini fra proprietà, in modo permanente e riconoscibile.
- Trattenere il suolo sui terreni in pendenza, evitando che le piogge lo portino via.
- Riparare le colture dai venti salmastri, molto forti su entrambe le coste.
- Contenere il bestiame e delimitare i pascoli.
C'è poi un effetto non voluto ma prezioso: le fessure fra le pietre sono un habitat. Lucertole, gechi, insetti impollinatori, piccoli uccelli e piante rupicole vivono dentro e sopra i muretti, che funzionano come corridoi ecologici in mezzo alle colture.
Un patrimonio riconosciuto
Nel 2018 l'arte dei muretti a secco è stata iscritta nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO, in una candidatura presentata dall'Italia insieme ad altri sette Paesi del Mediterraneo e d'Europa. Il riconoscimento non riguarda un singolo muro ma il saper fare: la conoscenza tecnica, il lessico, la trasmissione da una generazione all'altra di un mestiere che stava scomparendo.
È una tutela importante, perché il rischio principale non è il crollo ma l'abbandono. Un muretto non manutenuto cede in pochi anni, e ricostruirlo richiede competenze che non tutti hanno più.
Come guardarli, oggi
Il modo migliore per capirli è camminare o pedalare sulle strade interne, meglio se al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente fa emergere la tessitura della pietra. Fermatevi a osservare la sommità di un muro: dal tipo di finitura si intuisce l'età e la cura di chi lo ha fatto. Cercate le pajare in mezzo agli uliveti — spesso sono seminascoste dalla vegetazione e si notano solo quando ci si è quasi davanti.
Due avvertenze semplici: i muretti delimitano proprietà private, quindi si guardano dalla strada e non si scavalcano; e non si smuovono le pietre, perché ogni elemento tolto indebolisce l'insieme. Dall'agriturismo, immerso in un uliveto, bastano pochi passi lungo le strade di campagna per averne un campionario completo sotto gli occhi.
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